Apri e Chiudi – Dap e Boss – Diario di una quarantena

Apri e Chiudi – Dap e Boss – Diario di una quarantena

Ciao Diario di una quarantena siamo arrivati al 12 Maggio 2020. Ti devo raccontare un sacco di cose interessanti, spero tu abbia tanta pazienza nell’ascoltarmi.

Apri e Chiudi – Regioni e Governo a colpi di ordinanza

Gentili clienti il servizio a vostra disposizione offre l’asporto di cibo e vivande. Consultate il menù. Prenotate il vostro ordine. Presto torneremo a riempire le vostre giornate con un servizio completo. Grazie.

Dal 4 Maggio siamo partiti con il gioco dell’oca, dunque la prima casella era: Fase 1 – ora siamo siamo andati avanti di un’altra casella dopo esserci fermati per due mesi e siamo passati alla casella Fase 2A. Possiamo uscire, hanno riaperto le industrie e il commercio all’ingrosso. Coloro che hanno ancora qualche soldo risparmiato, continuano a lottare per non far morire la propria attività. Il decreto concede l’attività di asporto ai bar, gelaterie, ristoranti, pizzerie.

Mentre il nord Italia riparte con l’economia industriale, e in alcune zone come in Trentino Alto Adige, regione autonoma a statuto speciale, l’ordinanza emanata dal governatore dà la possibilità di riaprire la maggior parte delle attività commerciali: parrucchieri, mercati, negozi; la Calabria, con la stessa ordinanza di apertura rivolta alle attività commerciali, viene bloccata dal governo che, “Boccia”,  non solo come verbo ma anche come Ministro, l’ordinanza, riponendo in chiusura la regione. Anche in Trentino, il Ministro Boccia impugna l’ordinanza e dice di volerla rigettare, ma la decisione e l’accanimento non ha certamente lo stesso rilievo di quella avuta in Calabria. La logica è conseguenziale all’azione, il differente colore politico della Santelli, governatrice della Calabria, posizionata sul partito di Berlusconi – Forza italia –  rappresentante della destra nazionale, va nettamente in conflitto con la sinistra del partito democratico e del movimento cinque stelle. Ancora ricordo in aula le bagarre contro Berlusconi di Beppe Grillo! Quindi è normale che, il Ministro Boccia appartenente al Partito Democratico, abbassi la testa al volere dei cinque stelle. E nonostante Berlusconi stia dando esempio di comportamento legittimo evitando polemiche e guerre tra partiti e cercando di evitare una crisi di governo, la maggioranza continua l’atteggiamento poco rispettoso nei confronti del popolo calabrese, che ad oggi, combatte il virus senza niente, rimediando tamponi da altre regioni, uguale discorso è fatto per le introvabili mascherine nonostante la Farnesina ha assicurato in termini di scorte e reperibilità, così la fornitura da parte della protezione civile agli ospedali, ricordando che in Calabria le strutture ospedaliere sono cadenti per via di una sanità posta all’estremo dalla cattiva amministrazione.

Ma il governo, imperterrito nella sua forza come un generale ai tempi del dominio austro ungarico, fa capire che il suddito deve abbassare la testa! Prosegue, alza lo scudo e punisce i calabresi dal carattere ribelle, chiudendoli nel loro recinto senza niente, così che non possano muoversi e stare zitti! Ma caro governo, amar per te sappi che troverai sempre un calabrese che ti aiuta se lo rispetti, ma non troverai mai un calabrese che abbassa la testa come l’asino perchè ti piace!

E’ notizia di ieri, 11 Maggio, che a Cosenza, davanti la prefettura, alcuni manifestanti si sono scontrati con la Polizia. La loro richiesta è: voler parlare con il prefetto delle condizioni economiche disagiate in cui riversano i lavoratori, sopratutto coloro che lavorano in nero, perchè caro diario, mentre il nord riapre in linea legale, e mentre si pensa a mettere in regola gli immigrati, la calabria fà  i conti con il tasso di disoccupazione alto, che porta l’operaio ad accontentarsi di qualunque offerta di lavoro, fà i conti con la malavita presente, fà i conti con lo stato che, non curante, chiude il sud per coprire i suoi affari. L’incongruenza degli aiuti economici del governo centrale e il balletto delle ordinanze, fermentano e mettono in dissidio continuo la popolazione! Ecco che i manifestanti, davanti la prefettura, portano con loro il simbolo di cassette vuote, per gridare che: non hanno più soldi per fare la spesa e le casse sono vuote. Nonostante ciò, il governo, continua a chiudere la Calabria, non per un fine di espansione ma per un atto di autorità!

E’ nota l’affermazione del magistrato Gratteri di sollecitare gli aiuti alla calabria:

Per un capo mafia dare 100 o 200 euro è come per noi pagarne 5. Verrà visto come un benefattore, uno che arriva sempre prima dello Stato. E quando si tratterà di dare una riposta, quell’intera famiglia che ha ricevuto semplicemente 200 euro se ne ricorderà e voterà per il candidato prescelto dal capomafia 

Nel frattempo, la disperazione di chi ha perso i propri cari è ancora forte, ma il cinismo del nostro governo non si arresta al pianto, non c’è tempo, arriva il conto della fattura da saldare dei corpi cremati, delle urne, del trasporto delle salme con i carri armati. Ancora lo sento lo strisciare nel silenzio buio di quegli enormi carri. Tutto a spese del cittadino che ha visto andar via i propri cari senza poter dire addio, né laico né Cattolico o di altro credo. Cimiteri chiusi, loculi indisponibili. Il fiume di morte ha la stessa forma della rosa dei venti, per ogni punta a queste anime non è concesso nulla, solo spirare ed essere portati via dalla corrente. Il gesto di recapitare la fattura, a chi ancor medita la perdita e a chi ancor non comprende cosa accade, caro diario, è la cosa più schifosa, infida e malamente intenta alle intenzioni che uno Stato può fare al cittadino! Senza neppure sapere se quella fattura si è in grado di poterla pagare, senza sapere se e come si sta vivendo la tristezza, senza sapere cosa il covid-19 ti ha lasciato e cosa tu Governo hai tolto! Bestie da macello!

Vergogna!  Il popolo lotta tra mille difficoltà stentando la fame! Gli aiuti non esistono se non limitatamente alle poche capacità di organizzazione burocratiche di uno stato assente.

Si muove tutto intorno a decreti.

Non esiste un punto di riferimento stabile, traspare chiaro che, chi fa da portavoce, è il frutto della mente di coloro che, per anni, hanno aspettato la debolezza del voto per lo sprezzante risentimento degli anni vissuti dietro le poltrone a gridare e ora rendono succubi gli italiani di quella satira velenosa.

Ma nonostante le lacrime e gli stenti, come volessero nuovamente aver voce, appaiono dal passato alcuni uomini di giustizia che ormai non ci sono più, quasi a risvegliare gli animi assopiti e stanchi di ciascuno di noi, come se volessero dirci “Svegliatevi perchè abbiamo bisogno di voi”!

Devi sapere, caro diario che, quando hai una carica importante e ti viene tolta o hai paura di perderla, cerchi di evitare, facendo tutto il possibile. Se hai lavorato onestamente non hai nulla da perdere, ma se nel tuo percorso ciò fosse il contrario, le conseguenze porterebbero a gesti pochi compiuti e irreparabili. Solo se hai l’onesta, la dignità e il coraggio, puoi portare avanti le tue idee. Solo se non hai paura e non vendi le tue idee al sistema puoi essere parte di una “giustizia”.

Dap e Boss

Scandaloso in questo momento l’uscita dalle carceri di detenuti che scontano la pena con il 41 Bis. L’assoluto isolamento carcerario, non potrebbe mai portare alla contaminazione del virus. Eppure sono stati liberati!

Ora perchè si capisca cosa stia accadendo e in funzione del fatto che il cittadino deve essere informato e sopratutto istruito, cercherò caro diario di ripeterti le lezioni che ascoltavo all’università di diritto costituzionale. Si hai ragione! Mi mettevano un gran sonno! Ma questa vicenda anziché rendere statica la scrittura tra soggetti giuridici e organi costituzionali, mi permette di vederli in movimento come fossero soggetti inventati in uno scritto! Quindi ora ti racconto l’intrigo di palazzo tra le stelle!

C’ è da dire che, in Italia la Costituzione prevede il principio di separazione di poteri:

  • Legislativo: Parlamento;
  • Esecutivo:  Governo – Ministeri-  Ministero della giustizia;
  • Giudiziario: Magistratura –  Consiglio superiore della magistratura

(E’ scontato che la menzione ai poteri, è la sintesi dei soggetti coinvolti dal punto di vista di persone giuridiche, rispetto il caso di cui ti sto parlando).

Sono poteri che tra loro non si possono incrociare, non possono intervenire nelle decisioni, ma possono coordinarsi. In casi di necessità, esempio come questo, il potere legislativo si incontra con il potere esecutivo tramite i decreti legge, legiferando.

In questa vicenda i protagonisti sono: Il Ministro della giustizia che fà parte del potere esecutivo; il Consiglio superiore della magistratura, i magistrati che fanno parte al potere giudiziario.

La scarcerazione dei boss, è decisione autonoma del potere giudiziario, in cui è presente il Consiglio superiore della magistratura. Esso non può essere né imposto, né sottoposto al potere esecutivo, che ha il compito, attraverso il Ministero della giustizia di coordinare l’uscita dalle carceri. Solo in caso di necessità urgente il Ministro della giustizia può intervenire!

Il Ministero di giustizia è composto da quattro dipartimenti, uno dei quali ha il nome di DAP, dipartimento di polizia penitenziaria. Esso è suddiviso in Direzioni generali, per il caso specifico la tutela è posta alla Direzione generale del trattamento dei detenuti, con il compito della assegnazione e trasferimento dei detenuti. Particolare attenzione è posta ai detenuti che scontano il carcere con l’articolo 41 Bis, il massimo carcere rigoroso che un detenuto può avere. Il 41 Bis è stato fortemente voluto dal magistrato Falcone per evitare che i mafiosi avessero contatti o potessero inviare messaggi all’esterno e inquinare i processi, come successe in diversi casi.

Dopo le stragi di Capaci: 23 maggio 1992 in cui persero la vita Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e la scorta; la strage di Via d’Amelio, il 19 luglio 1992 in cui venne ucciso Paolo Borsellino insieme alla scorta; il 41-bis si inasprì ancora di più grazie al decreto antimafia – legge 8 giugno 1992, n. 306 voluto fortemente dall’allora Ministro della giustizia Claudio Martelli e il Ministro degli interni Vincenzo Scotti. Il decreto fù convertito in legge il 7 agosto 1992, n. 356. Il 41 Bis. Da questo momento i detenuti non possono avere alcun contatto con l’esterno, qualora lo avessero sono strettamente controllati, posti a distanza in modo che gli agenti di polizia penitenziaria possano controllare, debitamente registrati da telecamere di controllo. Non hanno contatti con altri detenuti, l’ora d’aria è breve e sola, in cella sono da soli.

“Soli”, una parola caro diario che fà riflettere. Se non erro il virus lo prendi se vieni a contatto con le persone, ma se sei da solo non lo prendi e allora tutti questi boss a che servivano fuori?

E’ previsto nel contenuto della legge che: “In casi eccezionali di rivolta o di altre gravi situazioni di emergenza, il Ministro della giustizia ha facoltà di sospendere nell’istituto interessato o in parte di esso l’applicazione delle normali regole di trattamento dei detenuti e degli internati. La sospensione deve essere motivata dalla necessità di ripristinare l’ordine e la sicurezza e ha la durata strettamente necessaria al conseguimento del fine suddetto”.

E’ così è stato durante la rivolata delle carceri, per paura della contaminazione del virus già diffuso all’interno tra gli agenti di polizia penitenziaria. L’assenza di ospedali destinati ai carcerati ha prodotto il panico, la rivolta e l’evasione. Ma questo in regime di detenzione normale, non di isolamento con il 41 bis.

Fatto sta che questa cosa di liberare i detenuti con il 41 bis, non è piaciuta neppure ad uno dei pentiti che ha collaborato con i giudici Falcone e Borsellino, aiutandolo a scavare tra le ombre della trattativa stato – mafia. I pentiti nascono dall’idea non di liberarsi del carcere, ma di poter essere da giustizia agli errori commessi e che si commetteranno. Dopo un pò di tempo, ai vertici se ne dimenticano, pensando che ormai i morti sono morti, ma il sussulto del coraggio e l’eredità lasciata dai giudici li riportano in vita, questa volta con la

dichiarazione del collaboratore di giustizia Gaspare Mutolo ex mafioso di Cosa nostra con 22 omicidi alle spalle:

Le scarcerazioni dei boss mafiosi “fanno parte della trattativa tra Stato e mafia. E’ stata la prima cosa che ho pensato quando ho letto delle scarcerazioni dei boss. Cioè, che ci potevano essere ancora quei patti anche se fatti in ritardo. Basti pensare a quello che sta facendo Giuseppe Graviano dal carcere. Lancia segnali con le sue dichiarazioni nel processo di Reggio Calabria. Prima non sarebbe stato immaginabile. Fa tutto parte della stessa strategia, la trattativa tra Stato e mafia non è mai finita. Vedrete. Lo Stato ha perso, ma non adesso. Ha perso tempo fa, quando ha avviato la trattativa con Cosa nostra che continua tuttora, la nomina di Nino Di Matteo a capo del Dap è saltata per questo motivo. Ha fatto moltissimo contro la mafia e al Dap avrebbe potuto fare danni ai boss.

Parole che risuonano e che vengono echeggiate durante una trasmissione televisiva “Non è l’Arena”, il magistrato Di Matteo nel corso di una telefonata di chiarimento sulla vicenda della mancata nomina a Dap, si scontra con il Ministro della giustizia Bonafede che rigetta le sue dichiarazioni!

Di Matteo dichiara:

 Il 18 giugno 2018 Bonafede mi chiamò al telefono. Mi pose un’alternativa: andare a dirigere il Dap oppure prendere il posto di capo degli Affari penali. Aggiunse che dovevo decidere subito perché mercoledì ci sarebbe stato l’ultimo plenum utile del Csm per presentare la richiesta di fuori ruolo. Richiesta che era urgente per il Dap, ma non lo era per la direzione degli Affari penali. Gli dissi che sarei stato a Roma il giorno dopo e mi sarei recato da lui al ministero. Bonafede chiuse il telefono dicendomi – scelga lei – Il giorno seguente, mi sedetti davanti a Bonafede e gli dissi che accettavo il posto di capo del Dap. Lui però, a quel punto, replicò che aveva già scelto Basentini, mi chiese se lo conoscessi e lo apprezzassi. Risposi di no, che non lo avevo mai incontrato. Bonafede insistette sugli Affari penali, parlò di moral suasion con la collega Donati perché accettasse un trasferimento. Non dissi subito no, ma manifestai perplessità. Siamo a giugno, disse Bonafede, lei mi manda il curriculum, a settembre sblocchiamo la situazione. Il giorno tornai dal Ministro Bonafede e gli comunicai che a queste condizioni non era più disponibile. Gli dissi di non tenermi più presente per alcun incarico, lui ribatte che per gli Affari penali non c’è dissenso o mancato gradimento che tenga. Una frase che, se riferita al Dap, mi fece pensare. Di Matteo racconta ancora che dopo le elezioni alcuni giornali scrissero che c’era un’ipotesi di una mia nomina al Dap. Mi chiamarono da Roma dei colleghi per dirmi che c’era una cosa molto brutta che mi riguardava. In più penitenziari, per esempio all’Aquila, boss di rango avevano gridato: dobbiamo metterci a rapporto col magistrato di sorveglianza per protestare contro questa eventualità. Subito dopo 52 o 57 detenuti al 41 bis, avevano chiesto di conferire. A quel punto era stata fatta un’informativa diretta a più uffici di procura e al Dap. Il ministro fù informato. Pensai allora, e ho sempre pensato, di essere stato trattato in modo non consono per la mia dignità professionale. Del comportamento di Bonafede mi turbò il fatto che dal ministro arrivò prima una proposta, poi un’altra. Da allora mi sono sempre chiesto cos’era accaduto nel frattempo. Se, e da dove, fosse giunta un’indicazione negativa, magari uno stop degli alleati o da altri, questo io non posso saperlo.

A queste affermazione il Ministro Bonafede chiama in trasmissione e replica:

Ero convinto che il progetto fosse completo, ma Di Matteo mi chiamò e mi chiese di vedermi il giorno dopo. Ero convinto che volesse entrare nel merito del progetto. Ma tornò e disse che non era più disponibile, perché preferiva il Dap. Lo appresi con sorpresa, ma gli dissi  che avevo già inviato al Csm la richiesta di fuori ruolo per Basentini. Gli spiegai anche chi fosse Basentini. Un magistrato alla quinta valutazione di professionalità di cui la procura nazionale antimafia diceva che aveva saputo far fronte alla mole di lavoro per l’esperienza maturata proprio sulla mafia. Ovviamente  nessuno vieta a Di Matteo di non condividere mia scelta. Le cosiddette esternazioni dei boss in cella riportate in un rapporto del Gom, la struttura che ha al vertice il generale Mauro D’Amico e che monitora il comportamento dei detenuti ristretti al 41 bis. Non si tratta di intercettazioni vere e proprie ma di scambi di messaggi tra i detenuti raccolti dagli agenti. Quelle esternazione dei boss erano note dal 9 giugno, quindi prima della telefonata, nella quale lo stesso Di Matteo mi parlò delle frasi dei boss. Tant’è che lo stesso Di Matteo ha chiarito a Repubblica che il ministro era informato della questione. Non vi fu alcuna interferenza né diretta, né indiretta sul Dap. Quindi tanto meno quella dei mafiosi.

Ed è così che, tornano come fossero tra noi da sempre i magistrati Falcone e Borsellino, aleggia l’aria dei complotti passati che hanno oscurato l’attività dei magistrati durante le loro inchieste. Tanti particolari non detti, tante verità nascoste, tanti documenti che tutt’oggi si cerca di portare alla luce della trattativa tra Stato e Cosa nostra. La presenza dei giudici e di tutti coloro che hanno perso la vita per dare luce ad una nuova giustizia non finirà mai. Hanno lasciato l’immensa eredità di voler continuare ciò che loro non hanno potuto fare.

Caro diario, mi vengono in mente quei momenti in cui l’esercito italiano fù mandato in Sicilia nel 1992, con l’operazione dei “Vespri siciliani” vennero catturati diversi esponenti della Mafia e si ebbe la consapevolezza che nello stato c’è la mafia.

Oggi nonostante il virus dilaghi, l’effimera pretesa di Icaro di volare in alto per arrivare al sole lo porta a morire. Così sono quelle persone che per una voglia suprema di essere sopra le parti perdono il controllo e non sanno gestire. Le due figure coinvolte in questa vicenda dovrebbero essere indagate rispetto alle affermazioni date. Sopratutto si dovrebbe comprendere perchè vi sia stata una tale libertà di intenti a scarcerare chi ha seminato terrore, chi ha ucciso senza scrupolo, chi ha sottomesso l’italia alla paura! 400 boss fuori carcere con il 41 bis, l’unica nazione al mondo che fà uscire i criminali dal carcere!

Ormai lo sbaglio è fatto e come dice in una dichiarazione il collaboratore di giustizia ed ex killer di Cosa nostra, Pasquale Di Filippo,

I boss di Palermo hanno di sicuro festeggiato per quelle scarcerazioni, so come ragionano, sono stato anche io un mafioso. Hanno festeggiato per la disorganizzazione dell’antimafia. Dopo le stragi Falcone e Borsellino, lo Stato si è messo a fare seriamente la lotta alla mafia, i boss lo sanno. E neanche loro si aspettavano tanta disorganizzazione e confusione. Ma quando hanno capito che una grande maglia si era aperta, ne hanno approfittato subito, con decine, centinaia di istanze. Ne è venuto fuori un disastro, che non fa certo onore a chi è morto per mettere in carcere tutti quei mafiosi. Intanto, le richieste di scarcerazione continuano ad aumentare. Certo, non sarebbe dovuto accadere. Perché Cosa nostra vive anche di segnali. E questo è stato davvero brutto. Davanti ai mafiosi non si indietreggia, mai. Altrimenti ti fregano, un’altra volta.

Il ministro Bonafede viene sfiduciato dal centro destra. Le motivazioni della sfiducia: la vicenda Di Matteo, la rivolta nelle carceri, la scarcerazioni di decine di detenuti, tra cui numerosi boss della criminalità, legate all’emergenza coronavirus.

Si apre il capitolo di un nuovo decreto per le scarcerazioni:

La settimana scorsa abbiamo approvato un decreto che rende obbligatoria la richiesta del parere della direzione nazionale e delle direzioni distrettuali antimafia e antiterrorismo, prima di assegnare la detenzione domiciliare, e, stando ai dati di questa prima settimana, sta già dando i suoi frutti: abbiamo fermato l’emorragia. Oggi chiudiamo il cerchio.

Il Ministro della giustizia

Caro diario, mi ritrovo di nuovo come tanti anni fà, quando avevamo paura che lo spettro della mafia potesse essere ovunque. E’ ritornato! Quando lo stato vacilla, la mafia lo sostituisce.

E seppur tutta la vicenda sembrano il racconto di uno scritto, è purtroppo la realtà dei contorti giochi di palazzo.

Ecco questo è ciò che sta accadendo nella grande confusione del virus. Sembra quasi che tutta questa fase sia un modo per poter far uscire il meglio o il peggio.

Certo è, che questo paese in cui vivo, anziché andar avanti e pensare a Ri- strutturare sta tornando indietro.

Nel frattempo ti annuncio che a breve ci sarà l’uscita di un nuovo numero di decreto. Sembro quando vado in cartoleria a chiedere: Signora, ha il nuovo numero del giornalino?

A presto e che Dio ce la mandi buona.

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