Festa della Liberazione – Il Mulino

“Ciao Diario, Festa della liberazione – Il Mulino – Un racconto del passato!”

<Ciao, anche a te! Oggi è un giorno conquistato per la libertà!>

“Si, un meraviglioso giorno che dobbiamo vivere, far vivere e ricordare”

<E’ anche il giorno in cui si rafforza lo spirito patriottico! I continui attacchi dei fascisti, come mi racconti vogliono rafforzare lo spirito squadrista sfruttando il clima di guerra e il potere presidiato nei governi>

“Già, un forte allarme che ci porta a difendere la democrazia! Voglio raccontarti di un passato che ho scritto in un racconto”

<Va bene, lo leggo con te!>

Il Mulino

Nonno Salvo, prima di trasferirsi a Madma, viveva in un paesino di montagna dell’entroterra calabrese, dal nome Castiglio. Dopo essersi sposato, a causa della guerra che aveva ridotto il popolo in povertà, lavorava nei campi, il raccolto serviva, oltre che a sfamare la famiglia, a essere merce di scambio in cambio di: farina, carne e latte. I soldati presidiavano i terreni coltivati, in modo da prendere il raccolto, portarlo in città e far mangiare i ricchi fascisti. Il controllo delle guardie ai mulini era continuo, ma tra i poveri la fame era tanta. Nonno e i suoi compagni, finito di lavorare, all’imbrunire, percorrevano le stradine del bosco che circondava Madma e arrivavano davanti i mulini. Sembravano leoni in agguato alla preda. Controllavano i movimenti dei gendarmi sempre di guardia, in quel periodo, frequentemente, i mulini, venivano presi d’assalto e incendiati dai partigiani che si ribellavano all’oppressione.

Scelsero il secondo sabato della settimana di Aprile.

La luna era un piccolo spicchio, dalla luce fioca, ciò permetteva di rendere il cielo quasi buio. L’altezza degli alberi copriva ancora di più qualunque ombra si potesse allungare. Organizzarono un piano. Nei giorni precedenti costruirono un carretto con le sponde alte in modo da contenere più sacchi, lo legarono ad un cavallo veloce, si munirono di bastoni di legno. Il primo pomeriggio, alcuni di loro, si posizionarono dietro le mura di cinta del mulino, per controllare le ore di sorveglianza dei militari. La sera, in un momento di riposo delle sentinelle, prima del completo tramonto, riuscirono a scavalcare le mura di cinta, e a portarsi all’interno del campo strisciando, non dovevano alzare un granello di polvere poggiata per terra. Altri di loro li raggiunsero, portarono il carretto con il cavallo in prossimità del mulino.

Aspettarono che si facesse notte fonda.

Il buio prese il sopravvento alla vista, l’unica luce che si intravedeva come fosse un bagliore, era una lanterna ad olio posizionata dietro la finestra della gendarmeria. Armati di bastone, percorrendo le lunghe mura che recintavano il mulino, presero alle spalle le sentinelle che facevano la ronda, lottarono, i gendarmi erano più forti, loro mangiavano tutti i giorni e non lavoravano nei campi. Riuscirono a colpirli e a disarmarli, lasciandoli storditi per terra. Le sentinelle di guardia alla cinta del mulino si accorsero di loro, li attaccarono, ci furono degli spari, uno dei compagni di nonno, Martino, fu ferito alla spalla; ebbero la meglio sulle guardie, li legarono mani e piedi, entrarono nel mulino e presero i sacchi di grano e farina. I compagni, posizionati dietro le cinta, fecero da catena per far arrivare velocemente i sacchi al carretto. Scapparono via. Corsero, corsero, corsero così tanto che, mentre nonno racconta, il suo respiro è ansimante, sembra stia perdendo fiato come se ancora corresse. Si nascosero nel bosco, lì non avevano paura, gli alberi erano allineati come fossero tanti soldati a far scudo al popolo, li avrebbero protetti.

All’alba nonna Bettina sentì risuonare la sirena d’allarme del mulino, si accorse che nonno non era rientrato.

Al cambio della guardia delle prime ore del mattino, i soldati avevano scoperto l’assalto, ci fù la rivoluzione in paese. Arrivarono le macchine dei tedeschi e perquisirono le case, battendo le campagne attorno, ma quella zona era immensa e vasta di bosco. Quando i gendarmi arrivarono a casa di nonna, come se nulla fosse, ella si fece vedere fuori al cortile con tutti i suoi figli, stava mettendo a bollire dell’acqua su un treppiedi per sterilizzare i pannetti dei pannolini.

I tedeschi scesero dalla macchina e gli chiesero:

«Dov’è tuo marito?»

«In campagna a coltivare i campi!»

Scrutarono intorno e se ne andarono.

Nei giorni seguenti le guardie continuarono a presidiare il paese.

Nonno e i suoi compagni erano ben nascosti e lontani, non li avrebbero mai trovati e non avrebbero mai capito chi potesse esser stato!

Camminavano nel bosco, sembrava che ogni albero allungasse i rami al loro passaggio per permettere di non essere visti. Si fermarono per far riposare il cavallo. Intorno a loro la pianta di gelso era l’unico cibo che la natura offriva di dolce, l’erba amara serviva a sfamarsi. Dalla roccia scendeva l’acqua gelida, avrebbero potuto disinfettare la ferita di Martino, aveva perso molto sangue, era debole, non riusciva a camminare. Sdraiato sul carretto sudava, era pallido, tremante, dovevano trovare un medico, ma il viaggio era ancora lungo, se la pallottola fosse rimasta nella spalla sarebbe morto. Si fermarono per estrarre la pallottola. Sistemarono a terra Martino creando un letto di foglie. I compagni Franco ed Enzo tenevano le gambe, Marco e Alessandro le mani. Siccome nonno era pratico nel prendersi cura degli animali se si facevano male, prese il coltellino che teneva con se sempre in tasca, pulì con l’acqua la ferita dell’amico, ed estrasse il proiettile dalla spalla; la fortuna volle che fosse posizionato in superficie. Martino perse i sensi dal dolore. Erano riusciti a salvarlo! Chiusero la ferita strappandosi le maniche della camicia e la legarono forte. Dopo tanto cammino, passati alcuni giorni a nascondersi per non essere scoperti dalle guardie, arrivarono a Madma. Scaricarono il carretto con i sacchi di farina dietro le cinta del castello, in una grotta, poi portarono Martino dal dottore del paese, lo curò, dopo una settimana si sentì meglio. Da quel momento Martino chiamò Nonno con il soprannome Salvo, perché l’aveva salvato dalla morte certa.

Madma offriva tanto, ciascuno di loro si dette da fare per avere una nuova vita, i sacchi di grano e farina li aiutarono ad avere qualche soldo.

Nonno aveva trovato una casa dove poter stare con la famiglia, il lavoro non mancava, nelle botteghe servivano i garzoni che sapevano fare tutto. Passarono tre mesi prima che ritornasse a Castiglio. Al suo ritorno prepararono tutto con nonna, caricarono sul carro le poche cose che avevano, gli undici figli e si trasferirono a Madma. Era per tutti una nuova vita!

Questa, caro Diario è la storia vera se pur sempre da me cambiata in nomi e luoghi, di migliaia di cittadini che sono dovuti scappare dalla guerra, dalla fame e dalla morte!

Hanno lottato per difendere la loro patria, per difendere la vita dei loro figli e ci hanno regalato il futuro. Ora, la guerra, la ritorsione dei dittatori a capo dei governi, i nostalgici che cercano di usurpare la democrazia, ci riporta a dover lottare contro chi vuole l’oppressione. Ciascuno di noi è importante per non essere sconfitto dall’infido nuovo potere che chiamiamo “fascista – nazista”. Basta quotidianamente lottare per i propri diritti in ogni campo. Ogni volta che dal potere si subisce l’attacco ai diritti umani, ogni volta che dal potere vengono diffuse informazioni forvianti per alienare la mente del popolo! Ogni volta che il potere usa la democrazia rivoltando la stella a cinque punte.

Non confondiamo il potere come qualcosa che ci aiuta, perchè il potere è un infido virus letale che annienta le nostre vite, non è interessato al nostro futuro come comunità, ma è interessato al potere che gestisce per torna conto proprio le nostre vite!

Un governo che presiede uno Stato democratico e appoggia la realtà estremista di un altro Stato sottoposto a dittatura, è pari a ciò che scelse Mussolini vendendo l’Italia a Hitler.

Un governo che accetta le catene di Ilaria Salis,

che ha lottato e lotta contro i seguaci del nazismo e fascismo, e che ora sconta il carcere in Ungheria, Stato oppresso dal capo del governo Orban dittatore dei diritti umani, è un governo che appoggia l’anti democrazia, volendo le catene di Ilaria simbolo per intimare terrore!

Questo governo al potere è seduto nel Parlamento italiano,

appoggia Orban, fa la riverenza a Putin e usa la causa di Israele per propaganda! L’abbiamo vissuto, lo stiamo vivendo, dobbiamo combatterlo, il fascismo!

<E’ necessaria la forza del popolo unito!>

Viva l’Italia libera,

il 25 Aprile,

la Festa della Liberazione

Vivo per essere antifascista

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del 79° Anniversario della Liberazione, si è recato a Civitella in Val di Chiana. Al suo arrivo, ha osservato un minuto di raccoglimento di fronte all’epigrafe commemorativa dell’Eccidio di Civitella del 29 giugno 1944, ha deposto una corona presso il Monumento ai Caduti in Piazza Don Alcide Lazzeri e ha visitato la lapide ai Caduti nella Chiesa di Santa Maria Assunta.
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del 79° Anniversario della Liberazione, ha deposto una corona d’alloro sulla Tomba del Milite Ignoto, all’Altare della Patria.
Erano presenti: Ignazio La Russa, Presidente del Senato della Repubblica; Lorenzo Fontana, Presidente della Camera dei deputati; Giorgia Meloni, Presidente del Consiglio dei Ministri; Augusto Antonio Barbera, Presidente della Corte costituzionale; Guido Crosetto, Ministro della Difesa e autorità civili e militari.
Ricordo che tra le fila di questo governo al potere, ci sono nostalgici fascisti

che lavorano contro la figura del Presidente della Repubblica a capo dello Stato, figura che garantisce equità costituzionale! Salgono le scale verso il milite ignoto non dichiarandosi antifascisti, attaccando la Costituzione e rimandando alla storia del fascismo!

Allargate sempre la mente e non guardate ciò che vi presentano ma ciò che vi servono per migliorare o peggiorare la vostra vita!

A presto!

Festa della Liberazione - Il mulino

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