La Lupa tra Scilla e Cariddi

Ciao Diario,ti racconto La Lupa tra Scilla e Cariddi!

Una storia che conserva e intreccia scienze e mitologia e rende unico il nostro patrimonio artistico culturale, privo di contaminazione urbanistica in mezzo al mare!

Sono le prime ore del mattino, è Luglio, precisamente giorno sedici. Il caldo avanza, ci sono già ventisette gradi e sono solo le otto. Il cambiamento climatico ha inasprito le ore di sole. Tutto si riscalda più velocemente, la natura si modifica, l’uomo non si adegua, pensa di poter essere al di sopra di essa. E’ ridondante il fagocito rincorrere al sistema economico sociale che domina sul benessere ambientale, violentando la terra.

Guardo verso il mare che circonda Scilla e Cariddi. Metto a fuoco lo sguardo, abituata a vedere l’azzurro del cielo e del mare unirsi, stamattina il panorama sullo stretto è diverso, si appoggiano tanti fiocchi di nuvole compatte sul mare, formano una scia di nebbia, intensa, dal colore bianco neve, si spinge verso le coste della Calabria e Sicilia, una cornice morbida tra il continente e la Trinacria.

Tra le coste di Scilla, la nebbia si alza e si stratifica sempre più, scende dalla rupe fino la scogliera, come se prendesse la forma di un onda che si abbatte e si arrotola su se stessa formando una spuma alta. poi, percorrendo lo stretto verso Cariddi e lasciando alle spalle Scilla, si attenua e disperde la sua forza, diventando una passerella piatta di nube, per poi sparire!

Si sente il suono del corno da nebbia delle navi che passano dallo stretto, segnalano il passaggio, una forma di ululato che si ascolta tra le nuvole sospese mentre le imbarcazioni appaiono e spariscono come fantasmi tra la nebbia.

La storia e la mitologia

E tutto ritorna lì dove Omero raccontò nella sua Odissea

Si narra che Scilla, bellissima ninfa che viveva in Calabria era solita recarsi a fare il bagno nelle acque di Zancle, oggi conosciuta con il nome Messina. Una sera vide apparire dalle onde Glauco, dio marino metà uomo e metà pesce, la bellezza di Scilla, fece innamorare Glauco, ma Scilla, fuggì terrorizzata dalle sembianze di Glauco.

Glauco si recò dalla maga Circe, le chiese un filtro d’amore per far innamorare Scilla, ma Circe, amava Glauco e lo desiderava con se, e per la gelosia preparò un filtro malefico contro Scilla versandolo nelle acque di Zancle.

Scilla tornata a Zancle si immerge tra le acque. Vide spuntare accanto alle sue gambre molte altre gambe di forma serpentina. Spaventata fuggì dall’acqua, ma, specchiandosi in essa, vide di essersi trasformata in un mostro enorme, altissimo, con sei enormi teste di cane lungo il girovita, un busto enorme e delle gambe serpentine lunghissime. Per l’orrore e nascondere il suo aspetto si confinò tra gli scogli. Il latrare di Scilla era udito da ogni parte, essa si nutriva divorando gli uomini dalle imbarcazioni passanti. Così fù per sei dell’equipaggio di Ulisse, che vennero risucchiati da Cariddi e Sbranati da Scilla, vendicandosi così di Circe.

Glauco si reca dalla maga Circe

Offesa dal rifiuto del suo amore,

s’affretta a tritare erbe maligne dai succhi spaventosi

e nel tritarle le impregna di formule infernali.

Ovidio La metamorfosi Libro XIV
Circe dopo aver preparato il filtro malefico lo disperde nelle acque di Zancle

Diretta a Reggio che sta dirimpetto agli scogli di Zancle,

s’inoltra sul mare che ribolle per le correnti,

posandovi i piedi sopra come se fosse terraferma,

e corre sul filo dell’acqua senza bagnarsi le piante.

C’era una piccola cala dai contorni sinuosi,

dove Scilla amava riposare per ripararsi

dalle burrasche o dalla canicola, quando al culmine del cielo

il sole a picco riduceva le ombre a un filo.

La dea la contamina inquinandola con veleni

pestiferi: vi sparge liquidi spremuti da radici

malefiche, mormorando, nove volte per tre, una cantilena

incantata, groviglio oscuro di misteriose parole.

Ovidio La metamorfosi Libro XIV
Scilla arriva a Zancle, ignara di tutto si immerge nelle acque del mare e si trasforma in un orrendo mostro

Scilla arriva e non appena s’immerge con metà del corpo in acqua,

vede i suoi fianchi deformarsi in orribili mostri

ringhianti. Non potendo credere che quei cani appartengano

al suo corpo, tenta terrorizzata di schivarne e di respingerne

le fauci furiose. Ma anche quando fugge li trascina con sé

e quando cerca nel suo corpo cosce, stinchi e piedi,

al loro posto altro non trova che musi di Cerbero.

Si regge su cani rabbiosi e col ventre che sporge

sull’inguine mozzo, schiaccia, sotto, il dorso di quelle fiere.

Ovidio La Metamorfoosi XIV
Nell’Odissea, Omero narra

Circe avvisò Ulisse di stare attento ai mostri di Scilla e Cariddi
Abita quivi Scilla, che terribilmente schiamazza.
È la sua voce come di cane spoppato di fresco;
ma piú terribile mostro di questo non c’è; né veruno
s’allegrerebbe a incontrarlo, neppure se fosse un Iddio.
Dodici piedi ha questa; ma niuno le serve al cammino;
ed ha sei colli, lunghi, lunghissimi; e termina ognuno
con una testa orrenda; e quivi, tre file di denti,
fitti s’addensan, molteplici, pieni di livida morte.
Sta rimpiattata sempre nel mezzo del concavo speco,
e solamente sporge la testa dal bàratro orrendo.
Quivi alla pesca sta, spiando allo scoglio d’intorno
cani di mare, o delfini, o quale altro mostro piú grande
possa ghermir, che a mille nutrisce Anfitríte sonora.
Né si potranno mai dar vanto i nocchieri, che illesi
siano sfuggiti ad essa; perché ciascheduno dei capi
stende, e ghermisce un uomo dal grembo alle cerule navi.

Omero-Odissea-canto XII

Quando Ulisse passò tra Scilla e Cariddi, la vendetta di Scilla su Circe non si fece attendere, Scilla mangiò sei dei marinai dell’equipaggio di Ulisse.

Meravigliosa la descrizione di Omero, mentre le carni dei compagni di Ulisse fluttuano tra le fauci di Scilla

Navigavamo dunque cosí quello stretto, gemendo,
ché da una parte era Scilla, dall’altra la diva Cariddi
con gran frastuono l’acque salmastre del mare inghiottiva.
Quando vomíale, come caldaia sovresso un gran fuoco,
tutta con gran turbinío gorgogliava; e su alta la schiuma
sino all’eccelsa vetta d’entrambe le rupi scagliava;
ma quando l’acque poi salmastre di nuovo inghiottiva,
tutta al di dentro appariva sconvolta, e la roccia d’intorno
levava orrendo mugghio, la terra appariva nel fondo
bruna di sabbia. Terrore sbiancò tutti in viso i compagni.
Noi guardavamo Cariddi, temendo l’estrema rovina,
quando, d’un tratto, Scilla dal concavo legno mi tolse
sei dei compagni, quelli che aveano piú forza e piú cuore;
i lor piedi e le mani già in alto vidi io: ché per l’aria
li sollevava il mostro. Levaron la voce a chiamarmi:
ché mi chiamarono a nome, sgomenti per l’ultima volta.
Come allorché da una rupe, con una lunghissima canna,
il pescatore l’esca prepara pei pesci minuti,
e getta in mare il corno d’un bove selvatico; e quando
uno n’ha preso, fuori del mare lo gitta che guizza:
cosí per l’erta rupe su tratti, guizzavano quelli.
E li vorò su la bocca dell’antro, che alzavano grida,
che a me, nella iattura mortale, tendevan le mani.
Questo, fra quanti travagli patii, ricercando le strade
del mare, fu lo scempio piú orrendo che vider questi occhi.

Omero Odissea Canto XII

E così la mitologia ci ha raccontato della forza del mare tra Scilla e Cariddi.

La spiegazione della scienza

La nebbia sul mare, è determinata da: “una massa d’aria calda e umida scorre su una superficie marina caratterizzata da temperature fredde”.

Ciò che la natura crea da vita alla cultura della mitologia, non dà certo vita al deturpamento del territorio posizionando piloni e stratificazioni di cemento armato nelle acque dove scorre la vita.

Il rispetto per l’ambiente e del territorio, è il rispetto di noi stessi.

Il tracotante dominio socio culturale e politico porta a confondere gli interessi personali per il raggiungimento del proprio ego, come fece Icaro, e alla conseguente distruzione della natura.

Si cerca di mettere coattivamente un ponte, li dove, l’unico ponte è il mare. La distruzione del paesaggio e l’inquinamento priva della bellezza di fenomeni come questo della Lupa. Così come sparirebbe lo scoglio che ospita Scilla e lo spumeggiare delle onde, a Cariddi non resterebbe altro che risucchiare cemento.

La massa cerca di addormentare il cervello del popolo, mitizzando il concetto di unione tra nord e sud Italia, un concetto di antitesi inversa, considerando che i precursori sono oppositori all’unità d’Italia dalla loro nascita al grido: Lega nord, Sud Terrone.

Ogni azione compiuta è il frutto di un accordo che parte da un elettorato voluto da compromessi,

voti di favore, voti di scambio, promesse di lavoro, non per niente la gola di chi vuole arricchirsi alimenta il ponte sullo stretto, come successe per il ponte Morandi a Genova. Da secoli i territori tra Scilla e Cariddi dominati dalle mafie cercano un ponte per poter aumentare gli affari illeciti, le tratte sarebbero, verosimilmente più facili con il trasporto su gomme, lascio la riflessione a chi legge di considerare il porto di Gioia Tauro, meta delle forze dell’ordine, che ultimamente hanno scoperto carichi di droga provenienti dai cartelli sud americani, ma qualcuno al governo fa da appoggio a tutto questo e fa finta di non sapere!

Piantare un pilone vuol dire spopolare la popolazione che vedrebbe passare sulle proprie teste auto, camion, ferrovia, aumentando così il disagio ambientale e l’inquinamento.

Il ponte

come dico in questo articolo Il voto: cosa nostra la ndrangheta il ponte sullo stretto è concepito e voluto dalla criminalità organizzata, voluto da chi vuole un Italia sottomessa al federalismo, priva di costituzione e di Unione Europea, ad oggi si stanno massacrando per arrivare prima a comandare il parlamento europeo e lì sarebbe davvero la fine della visione dei padri fondatori dell’unione.

E’ il sollazzo di certe menti, ormai scomparse, ma che hanno lasciato un eredità da restituire ai favori ottenuti per diventare grandi capitalisti e dominatori di specie! Sono gli italiani poi che pagano, non certo chi oggi si è restituito in tasca i soldi dei vitalizi, i benefici del favoritismo politico e la dominanza sul popolo.

Finché non daremo un chiaro segno di voler fermare il paese e riprenderci il nostro stato di diritto

questa gente che sia di sinistra o di destra, non perseguirà mai l’obiettivo del bene sociale.

L’aggressione al codice penale, la mancanza di valori al sacrificio di Borsellino e Falcone, l’autoritarismo attraverso l’atteggiamento intimidatorio togliendo alla stampa la libertà di parola, le marionette nei telegiornali che hanno un copione secondo quello che piace al leader autoritario, è destinato ad estendersi, se non fermiamo il paese.

Dire di no al salario minimo, per rendere inerme la capacità di spesa del soggetto e renderlo succube al sistema, porgendo 380 euro, in una tessera che conclama la povertà, e con cui puoi comprare solo beni razionati, è il ritorno al fascismo, quando si distribuiva la tessera annonaria, che definiva la quantità di merci e di generi alimentari razionati da acquistare in un determinato lasso di tempo. La manipolazione delle merci agisce sui conti dello Stato, agire sul soggetto in termini di paniere dei beni, facilitando le aziende e cercando di sanare il negativo delle bilancio, importazioni ed esportazioni. Più razioni più produci risorsa interna, più eviti la competizione esterna, più gestisci la vita del paese, guardate la Russia!

Cari ragazzi e non, come sempre vi chiedo, attraverso questo semplice diario: leggete, studiate.

Anche se lo studio vogliono manovrarlo, provando a imporre il pensiero secessionista di destra, o il pensiero di sinistra, guardate ciò che è conoscenza, ciò che vi incuriosisce e lasciatele perdere le scuole politiche, vanno bene per i figli di coloro che non hanno un pensiero, la scuola politica siete voi e la cultura che acquisite deve essere il vostro registro di classe per la vostra vita!

Avere al governo un ministro che ha rubato agli operai, è anticostituzionale, avere un leader di un movimento che per somma di voti, senza essere scelta da una maggioranza di elettorato, dati i non votanti, avalla chi prende al lavoratore e inveisce contro, non è parte della nostra costituzione. Andare in europa e affermare di non avere rispetto per l’ambiente, non è parte della nostra storia, gridare per affermare il proprio pensiero, è sinonimo di debolezza, e in uno Stato democratico servono menti che guardano ad un ampio spettro per il futuro.

A proposito di storia,

caro diario, dopo questo lunga riflessione, voglio ritornare con te sul Vittoriano che frequentemente esploriamo nei particolari ogni volta che andiamo in visita alla città eterna. Ci siamo soffermati, io a scrivere e tu ad ascoltarmi su quelle due immense porte a destra e a sinistra del vittoriano e ci siamo chiesti il senso di ambedue.

La porta a occidente, chiamata Porta della Libertà e la porta a oriente, chiamata Porta dell’Unità.

Ogni volta il Vittoriano diventa teatrino di gente che sale e scende le scale in un luogo sacro per i valori dell’Italia, il fine è l’egocentrismo, dimenticando i valori che comunica, fondamento della costituzione. Che dire, a oggi giorno ci siamo ritrovati gente che inneggia ancora Mussolini!

Ma tornando al Vittoriano,

la porta della Libertà ha scolpita in marmo in alto a sinistra la figura che rappresenta la Rivoluzione e a destra la Guerra.

La Porta dell’Unità a sinistra presenta la figura della Politica e a destra La Filosofia.

Nel particolare della figura della Politica è rappresentata da una donna seduta con tre particolarità che regge tra le mani, la spada rivolta verso terra, il globo, per carità non terracqueo e il libro!

E con questo lascio riflettere e magari chiedo e vi chiedo di chiedere a voi stessi: avete visto da anni rappresentare la politica per i tre simboli che li contraddistinguono?

A presto

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