Il Tributo è l’Urina – Vespasiano

Torniamo al Tempo dell’antica Roma in Il Tributo è l’Urina – Vespasiano

Cari lettori Vespasiano per far entrare soldi nelle tasche dell’impero decise di mettere una tassa sull’urina…é vero l’urina serviva per molti scopi, ma comunque il risultato fu che: chi più pisciava più pagava… Insomma tra ieri e oggi non é cambiato niente!!!

In questo momento in cui al governo si raccoglie il dissenso e il consenso vi voglio raccontare di come l’Impero romano affrontava la crisi economica al tempo di Vespasiano.

Il grande imperatore Caesar Vespasianus Augustus, trovò le casse dello Stato semi vuote,

il suo predecessore Nerone aveva depredato finanziariamente l’impero. Serviva allora rafforzare il fiscus, alias casse dello Stato agenzia delle entrate e l’aerarium riserva di moneta, alias un ufficio tributi. Quindi si diede da fare, pensò di agire nelle finanze pubbliche non del povero ma di chi voleva trarre vantaggio dal servizio pubblico.

«Erano necessari quaranta miliardi di sesterzi perché lo Stato potesse reggersi».

Svetonio, Vita di Vespasiano
Creò tra i tanti tributi uno di pubblica utilità.

La tassa sulla pipì alias urina. Un elemento naturale che trovava impiego tra la classe nobile e il popolo.

Ricostruiamo la storia

Nel 79 d.c. i romani importano dai greci il metodo artigianale per il trattamento del lavaggio dei tessuti posti in appositi complessi chiamati Fullonica.

Il termine Fullonica e Fullones

Fullo-nis, Fullonica indica l’opificio (industria), che svolge attività (ars) dei fullones, operai che avevano il compito del lavaggio dei tessuti.

Il termine Fullones è il plurale di fullo. Diverse le testimonianze scritte (Plinio il Vecchio Naturalis historia), che descrivono l’attività operaia.

Particolare rilevante è la tutelata del lavoro coordinata dalla Legge di Metilian, un modello di servizio per i fullones responsabili dei tessuti da lavare, avevano l’obbligo di usare l’urina, usare il Femico per lucidare i capi bianchi, e per i capi colorati l’uso dell’argilla chiamata Cimolite.

Il Quinquatrus era la festa popolare per ringraziare la dea degli artigiani Minerva. I fullones banchettavano nelle botteghe per quattro giorni, il 19 Marzo era il giorno dedicato agli artigiani, artificum dies, le feste pubbliche erano chiamate feriae publicae.

Le anfore Titulus pictus – Quibus urina calligebatur – Anfora per la raccolta dell’urina

Di certo lungo le vie della città non mancavano le anfora per la raccolta dell’urina, basta recarsi ad Ostia in via degli Augustali e raggiungere la fullonica o a Pompei lungo la via dell’Abbondanza presso la fullonica di Stephanuse o in quella di Lucius Veranius Hypsaeus un vero ritorno indietro nel tempo.

Il Tributo

Vespasiano che aveva osservato bene il guadagno ricco delle fulloniche, non ci pensò molto, offrì un servizio ineguale, fece posizionare lungo le vie e nelle latrine le anfore per la raccolta dell’urina in maniera copiosa.

Le anfore svuotate dai fullones riempivano le casse dello stato attraverso il tributo imposto alla raccolta.

Titus Flavius Caesar Vespasianus Augustus figlio di Vespasiano, condannò la scelta del padre indicandola come inappropriata. Vespasiano alla riscossione del tributo mise sotto il naso la moneta al figlio dopo essere caduta in una latrina, ed esclamò

Pecunia non olet – Il denaro non puzza

Vespasiano

L’imperatore fù amato dal popolo, le sua azioni furono rivolte al bene comune proporzionate a ciò che si possedeva. Non lucrò sulla sofferenza del misero.

Dato il periodo, non penso ci sia aneddoto migliore per dire al nostro governo della crisi ter:

anziché far arrivare le cartelle esattoriali a chi non ha nulla, poniti davanti il tributo di Vespasiano e guarda chi lucra in ricchezza animando altra ricchezza. Magari da lì stesso puoi trarre guadagno per le casse dello stato, magari puoi creare occupazione come ha fatto Vespasiano, magari anziché pensare che dal povero puoi ottenere il fiscus e l’aerarium puoi ottenerlo da chi produce reddito e può investirne altro! La ricchezza non la decurti dal povero ma dal ricco. Chi compra un’auto Ferrari guadagna abbastanza per pagare le accise. Chi gira in auto Panda le accise le evita! E crei: dispersione di risorse, malcontento, lavoro nero, disoccupazione!

Ogni tanto la storia va letta e magari usata come insegnamento.

Al prossimo racconto.

Grazie alla

Dotoressa Phd in Archeologia F. Soriano

Professoressa in Lettere MB Soriano

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