La giovane arrabbiata Italia 2026

01 Gennaio 2026

Ai giovani

Qualcuno – che vi giudica senza conoscervi davvero – vi descrive come diffidenti, distaccati, arrabbiati: non rassegnatevi. Siate esigenti, coraggiosi. Scegliete il vostro futuro. Sentitevi responsabili come la generazione che, ottanta anni fa, costruì l’Italia moderna”.

01 Gennaio 2026

*Buon anno Diario!*

<<In che anno mi scrivi?>>

*2026*

<<Come sta andando?>>

*A parte le guerre, il ripudio al genocidio, le politiche che strozzano i diritti dell’individuo, lo sfruttamento del “ceto basso”, i privilegi politici, l’attacco alla costituzione, l’isolamento della politica internazionale, la riverenza all’americano, che chiama gli italiani ed europei,”parassiti”, la falsità d’informazione per forviare la realtà,

ti dirò, caro Diario, che la risposta alla tua domanda, la riprendo dal Messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella:

La guerra

“Di fronte alle case, alle abitazioni devastate dai bombardamenti nelle città ucraine, di fronte alla distruzione delle centrali di energia per lasciare bambini, anziani, donne, uomini al freddo del gelido inverno di quei territori, di fronte alla devastazione di Gaza, dove neonati al freddo muoiono assiderati, il desiderio di pace è sempre più alto e diviene sempre più incomprensibile e ripugnante il rifiuto di chi la nega perché si sente più forte.

La pace, in realtà, è un modo di pensare: quello di vivere insieme agli altri, rispettandoli, senza pretendere di imporre loro la propria volontà, i propri interessi, il proprio dominio. Il modo di pensare, la mentalità, iniziano dalla vita quotidiana. Riguardano qualunque ambito: quello internazionale, quello interno ai singoli Stati, a ogni comunità, piccola o grande. Per ogni popolo inizia dalla sua dimensione nazionale”.

La Repubblica “Sfogliamo velocemente un album immaginario della storia della Repubblica, come talvolta si fa quando ci si ritrova in famiglia.

Il primo fotogramma del nostro viaggio è rappresentato dalle donne. Il segno dell’unità di popolo, infatti, fu simbolicamente impresso dal voto delle donne, per la prima volta chiamate finalmente alle urne. Quel segno diede alla Repubblica un carattere democratico indelebile, avviando un percorso, ancora in atto, verso la piena parità.

L’Assemblea costituente, eletta contestualmente al referendum che sancì la scelta repubblicana, fu capace di trovare una sintesi di alto valore mentre la dialettica politica si sviluppava tra convergenze e contrasti, anche molto forti. Di mattina i costituenti discutevano – e si contrapponevano – sulle misure concrete di governo, nel pomeriggio, insieme, componevano i tasselli della nostra Carta costituzionale.

La Costituzione italiana, che ha ispirato e guidato il Paese per tutti questi decenni.

La Repubblica è uno spartiacque nella nostra storia. Non uno Stato che sovrasta i cittadini ma uno Stato che riconosce i diritti inviolabili, la libertà delle persone, le autonomie della comunità”.

<<E qui, caro Diario, riporto nelle tue pagine i molteplici attacchi contro la carta costituzionale, da parte dell’attuale governo di destra, cerca di limitare la libertà del cittadino, accentrando i poteri.

Il riferimento va puntualizzato, il tentativo d’imporre la finta e teatrale Repubblica del “Premierato”,

un ritorno alla monarchia, con i nobili scranni occupati da serpeggianti gerarchi, ogni figura garante per i diritti dei cittadini, è messa a tacere, l’esempio si evince nella figura del Presidente della Repubblica, fastidiosa a chi non riesce ad allargare i tentacoli dell’ostruzionismo.

Più l’individuo politico, accentra il potere, più la Repubblica limita la democrazia, l’esempio di Mussolini scorre, oggi, tra i banchi del Parlamento. E’ del tutto evidente che, Camera e Senato, sono sottoposti a uno stato di occupazione, l’estremismo non riconosce il valore del Parlamento, se non usarlo per legiferare e con tracotanza esprimere le intenzioni al popolo attraverso contenuti forvianti, raggiranti, privi di prospettiva. Il consiglio dei ministri, è la sede dell’assemblea dei nobili, inchinati alla volontà e alla paura del dominatore, ogni tanto contraddetto, la paura di perdere lo scettro è molta, e la sottomissione è tanta! E così la Repubblica assume forma anti-democratica, riflessa all’antico nodo fascista!>>

La politica internazionale e l’Unione Europea

“Le immagini della firma dei Trattati di Roma, nel 1957, consegnano un successo e un altro momento decisivo, con l’Italia in prima linea nella costruzione della nuova Europa. Proprio l’Europa e le relazioni transatlantiche, con il piano Marshall, sono i due pilastri della ricostruzione. L’Unione Europea e l’Alleanza Atlantica hanno coerentemente rappresentato – e costituiscono – le coordinate della nostra azione internazionale.

Identità nazionale – La vita dei cittadini stretti nella morsa dei diritti limitati dal governo

“Una grande stagione di riforme cambia il profilo dell’Italia.

La riforma agraria, il Piano casa, il cui ricordo richiama le difficoltà delle giovani coppie a trovare casa oggi nelle nostre città.

Gli anni del miracolo economico ci presentano in primo piano i volti degli operai delle fabbriche e di quelli impegnati a realizzare le grandi infrastrutture che modernizzano il Paese. Il lavoro come leva fondamentale dello sviluppo. Lo statuto dei lavoratori è stato lo strumento che riconosce e sancisce diritti, dignità e libertà sindacale. Valori che richiamano al pieno rispetto della irrinunziabile sicurezza sul lavoro e all’equità delle retribuzioni.

Così come l’istituzione del servizio sanitario nazionale, che garantisce universalità e gratuità delle cure, rappresentando un’altra decisiva conquista dello stato sociale, che pone al centro la dignità della persona e l’idea di una piena uguaglianza. Accanto ad esso il sistema previdenziale esteso a tutti. Condizioni da preservare di fronte ai cambiamenti di ogni tempo.

Fondamentale alla crescita della identità nazionale è stato – e rimane -il contributo della cultura, dell’arte, del cinema, della letteratura, della musica. Il ruolo del servizio pubblico affidato alla Rai, a garanzia del pluralismo, presupposto essenziale di un largo coinvolgimento popolare attorno alle istituzioni della Repubblica.

Il ricordo degli 80 anni della bella Italia

“Questi ottanta anni sono come un grande mosaico, il cui significato compiuto riusciamo a cogliere soltanto allontanandoci dalle singole tessere che lo compongono. Non vanno ignorate, ovviamente, lacune e contraddizioni ma eravamo una società con un basso livello di istruzione, con alti tassi di emigrazione. Siamo diventati uno dei Paesi più forti nella manifattura e nell’esportazione, capace di esaltare il genio della creatività in tantissimi settori. Siamo apprezzati in tutto il mondo per i nostri stili di vita, per la bellezza dei nostri territori, per i tesori artistici che custodiamo. Per la cultura del cibo e del vino, che diventa patrimonio internazionale.

La Costituzione: coesione sociale, libertà e democrazia

Spesso diciamo che i principi e i valori che le madri e i padri costituenti ottanta anni fa incisero nella Costituzione vanno vissuti, testimoniati ogni giorno: è questo che li ha fatti diventare realtà nelle scelte quotidiane di ognuno di noi. La nostra vera forza, la coesione sociale nella libertà e democrazia, ci ha consentito di fare dell’Italia il grande Paese che è oggi. Le legittime dialettiche tra le varie posizioni hanno contribuito a concrete realizzazioni che hanno cambiato in meglio la vita delle persone. Diritti e doveri sono diventati progressivamente fatti e non sono rimasti astratte affermazioni. Riflettere su ciò che insieme abbiamo conquistato è la premessa per poter guardare al futuro con fiducia e con rinnovato impegno comune. La consapevolezza di questa storia può conferirci forza per affrontare con serenità le sfide e le insidie del nostro tempo.

La Repubblica siamo noi

Vecchie e nuove povertà – che ci sono e vanno contrastate con urgenza – diseguaglianze, ingiustizie, comportamenti che feriscono il bene collettivo come corruzione, infedeltà fiscale, reati ambientali: crepe che rischiano di compromettere proprio quella coesione sociale che consideriamo un bene prezioso di cui disponiamo. Un bene che, tuttavia, non è mai acquisito definitivamente. Un bene per cui siamo chiamati a impegnarci, ognuno secondo il suo livello di responsabilità, senza che nessuno possa sentirsi esentato. Perché la Repubblica siamo noi. Ciascuno di noi.

Ai giovani

Qualcuno – che vi giudica senza conoscervi davvero – vi descrive come diffidenti, distaccati, arrabbiati: non rassegnatevi. Siate esigenti, coraggiosi. Scegliete il vostro futuro. Sentitevi responsabili come la generazione che, ottanta anni fa, costruì l’Italia moderna”.

All’alba del 2026

l’Italia si sveglia respirando oppressione al sistema democratico, rubare dalle tasche del povero per mantenere in equilibrio il ricco, è parte di un sistema che volge all’ostruzionismo, alla disuguaglianza, alla privazione, al non volere un sistema che accoglie il popolo, ma cerca di unificarlo a una forma di massa/razza uguale, sottomessa.

L’Italia affronta il 2026 nella totale diversità internazionale della comunità europea!

Volgiamo lo sguardo al Referendum, chiede di limitare la costituzione, opprimendo il potere garante della giurisdizione, votare NO, non è un atto politico, ma un diritto che garantiamo alla Repubblica!*

Buon anno Italia

A presto

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