Il filo e la Tela del ragno tra nord e sud – Diario di una quarantena

Il filo e la Tela del ragno tra nord e sud – Diario di una quarantena

Ciao caro diario di una quarantena, ti racconto: “Il filo e La tela del ragno tra nord e sud”

Posso affermarti con certezza che qualcosa sta cambiando in Italia. Sembra quasi di tendere un filo attaccato al piolo di una sedia per non annodarsi. Lo avvolgi, ed è pronta la bobina per tessere, devi stare solo attento che non lo prenda la tela del ragno.

E’ il filo che, a fine seconda guerra mondiale, periodo di Rinascita per l’Italia, ha attaccato al piolo della sedia la popolazione del mezzogiorno di Italia: aprivano le fabbriche al nord. Al sud il lavoro non c’era, ma non per mancanza di volontà della forza lavoro, ma per uno strano motivo dopo l’unità d’Italia, che ha portato a decidere lo Stato che, il nord si dovesse sviluppare e il sud dovesse indietreggiare ponendosi in un ostro caldo chiamato malavita. Ah beh si, “quella”, si è tessuta come la tela del ragno! Certo, ogni tanto è stata spezzata, dall’ostro caldo, ma non rotta. Il ragno, non ha mai abbandonato la sua tela, né mai è stato schiacciato, né mai gli è stata data la possibilità di far vedere che ogni tanto cambiava luogo.

Il sud quindi partì per il nord. Un nord contornato da immenso verde di cui prendersi cura. Poi, con l’espansione industriale, sorsero quelli che chiamavamo noi del sud ” I caseggiati grandi”.

Ed è così che dopo un pò di anni dal sud, guardavamo arricchirsi le grandi regioni di: Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia romagna. Tutto concentrato in un sistema intrecciato che non permetteva alcuna apertura al sud. Certo, lo Stato cercò di aiutare il sud, creando finanche una banca, ma il filo attaccato al piolo ormai era talmente teso che la bobina ruotava sempre avanti e non permetteva di fermarsi.

Fù così che caddero alcuni dei grandi uomini che cercarono di allentare la tensione del filo, uomini di legge che volevano liberare il sud dalla tela del ragno. Gli anni andarono avanti, oggi viviamo la pandemia e il ragno in questo momento è fermo al centro della sua tela, non tesse, ma lascia che la sua tela si tenga da un capo all’altro. L’una maestosa, l’altra sconnessa dall’ostro caldo. Ciascuno di noi sente il libero arbitrio di portare avanti il pensiero che si è diviso tra nord e sud. Un nord che per alcuni ha maturato l’idea del sud così: terroni, trogloditi, ladri, inferiori, persone rancorose e soddisfacenti del fatto che il nord stia soffrendo più del sud a causa del covid-19. Improperi che vengono avvallati quasi quotidianamente da una televisione scissionista che porta ad un divario sempre più alto.

A dire il vero il sud, ha fatto bene a rispondere al nord impettorito, questa volta. Perchè sai caro diario, è nato un movimento anni fà chiamato, Lega nord, che ha iniziato a dividere definitivamente l’Italia. Quindi, se eri del sud e salivi al nord per vacanza, vedevi nelle loro città le bandiere verdi. All’entrata dei ristoranti le scritte: “Non si accettano meridionali”, ancora tutt’oggi, chi deve affittare casa ad un meridionale, dice di no, perchè non si fida di chi sia o di che famiglia provenga! Ad avallare ancora di più la discriminazione è lo stato, creando le differenze di espansione economica e sociale in un paese fondato sull’unità nazionale.

Arriviamo ad oggi, il sud viene nuovamente offeso da un giornalista durante una trasmissione televisiva di una rete ammiraglia privata. Viene chiamato “inferiore”. Voglio essere chiara e specificare perchè non menziono nomi e cognomi; sei talmente prezioso caro diario e ti prendi cura di ascoltare il mio pensiero che, non voglio imbrattarti inserendo nomi superflui alla mia crescita personale e alla mia assidua battaglia alla libertà del sud Italia. Quindi menzionerò solo i fatti accaduti.

Ricevute le offese, il mezzogiorno si difende. Ti assicuro che, dal tempo della nascita della Lega da cui il sud subì un accanimento passivo, arriva dallo stesso una risposta forte e chiara da parte delle istituzioni.

La presidente della regione Calabria Jole Santelli scrive:

L’attacco mediatico subito in queste ore dalla Calabria e dall’intero Mezzogiorno è intollerabile, tanto più in questo momento storico in cui l’unità nazionale è valore imprescindibile.

Mi rammarica molto ascoltare stupide affermazioni campanilistiche che sbeffeggiano il popolo meridionale. Sono da sempre a difesa della mia gente, della mia terra e non permetto a nessuno di denigrarla con leggerezza e cattiveria. La verità è che questa pandemia è sicuramente servita ad abbattere lo stereotipo del calabrese incurante delle regole e del bene comune.

Dico questo perché la Calabria, i calabresi hanno saputo dare buona prova di sé e da un evento fortemente negativo usciamo rafforzati e ci sentiamo di essere esempio positivo in quanto a rispetto delle regole. Nessun complesso di inferiorità quindi, tanto meno nella gestione di questa emergenza sanitaria affrontata con grande dignità.

Abbiamo offerto il nostro aiuto al Nord ad inizio pandemia, ci siamo offerti per curare i loro pazienti e l’abbiamo fatto con grande affetto e professionalità. La nostra grande essenza la si trova proprio in queste occasioni in cui dimostriamo la vera grandezza di un popolo che merita e chiede rispetto, oggi più che mai. Viva il Sud, viva il Nord, viva l’Italia unita, coraggiosa e solidale.

L’articolo The New York times:

riconosce l’encomiabile lavoro svolto dalle istituzioni calabresi  e dal popolo calabrese che ha saputo rispettare le regole e contenere l’epidemia che avrebbe portato la morte di tante persone per via del divario dell’efficienza delle strutture sanitarie tra nord e sud e della diversità d’intervento da parte dello stato italiano tra i due opposti della nazione, l’una assistita, l’altra che lotta il virus e la fame.

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Per l’Italia meridionale, il Coronavirus diventa una guerra su 2 fronti

Mentre affronta le devastazioni del virus, il sud meno sviluppato dell’Italia affronta anche una carneficina economica che non si vede da subito dopo la seconda guerra mondiale, con i poveri che si rivolgono a dispense.

ROMA – Il coronavirus era già un disastro per Meorina Mazza. A marzo, ha ammalato suo fratello, ucciso suo cugino e spinto i funzionari della regione meridionale della Calabria in Italia a mettere in quarantena la sua città costiera di San Lucido.

Ma il blocco l’ha anche tagliata fuori dai suoi turni di lavoro come una mano in cucina e ha reso più difficile fare domanda per il benessere. Ora fa affidamento su donazioni di farina per sfamare le sue figlie, ma non ha ancora soldi per pagare le bollette della luce.

“Siamo davvero diretti verso la totale disperazione”, ha detto la signora Mazza, una madre di due figli di 53 anni.

L’epidemia di coronavirus in Italia, tra le più mortali al mondo con oltre 24.000 morti, è esplosa per la prima volta nel ricco nord del paese , dove ha portato al limite uno dei sistemi sanitari più sofisticati d’Europa. Ma è il sud più povero e meno sviluppato del paese che ha incombuto su tutta la crisi e ha avuto un ruolo di primo piano nella decisione del governo di bloccare tutta l’Italia il mese scorso.

Ora, con il piano del governo italiano di iniziare una riapertura graduale del paese il 4 maggio, alcuni leader del sud rimangono così spaventati dal potenziale del virus di devastare le loro regioni che hanno suggerito che avrebbero bandito i settentrionali se si fossero affrettati a sollevare il blocco .

Gli italiani del sud stanno già combattendo una guerra su due fronti, affrontando sia le furie del virus sia una crescente carneficina economica non vista dal periodo immediatamente successivo alla seconda guerra mondiale.ù

La diffusa eruzione del virus in Calabria “sarebbe stata una catastrofe”, ha detto Jole Santelli, presidente calabrese, che ha compiuto il drastico passo di chiusura dell’intera regione a marzo, contribuendo a prevenire un disastroso scoppio. Ma il danno economico, ha detto, “sarà enorme”.

Quel bilancio è già evidente, anche se il sud ha generalmente evitato il peggio della pandemia.

I poveri, abituati a cercare posti di lavoro nell’economia informale, sono sempre più dipendenti dalle dispense. Le notizie preoccupanti, se sparse, di disordini sociali hanno perforato la narrativa italiana del sacrificio patriottico. I funzionari temono che il crimine organizzato stia sfruttando la crisi intervenendo come prestatore di prestiti e, in alcuni casi, cibo.

Il senso di appartenenza e la dignità del popolo del sud trova oggi la massima espressione di protesta, alcune edicole decidono di non vendere il quotidiano per cui lavora il giornalista e le libreria restituiscono il testo da egli scritto.

Questa è la forma più dignitosa che l’essere umano può compiere nei confronti di chi sedimenta discriminazione.

Per quanto riguarda la e le trasmissioni che ospitano campagne e persone che fomentano divisioni dell’unità d’Italia, bisognerebbe chiuderle o se non si vuole intaccare la libera espressione, porli nella condizione acculturata di sapersi relazionare con il pubblico appartenente tutto alla stessa nazione. Da parte mia l’invito alla popolazione nord e sud di evitare di guardare spettacoli che anche a me hanno in un primo momento indotto a pensare che si potesse parlare con la voce del popolo. In realtà è stato teso lo specchietto alle allodole dai saltimbanco.

Io nel mio cammino ho subito molto la discriminazione inter territoriale, decidendo sempre di tendere quel filo dalla parte opposta e fare in modo che la tela del ragno tra nord e sud sia tolta.

Continua la mia lotta che, ad oggi, in pandemia trova questo scritto, che non dimenticherò mai, mentre esprimevo il mio pensiero all’esodo provocato dal governo nella diffusione dei contenuti del decreto del 17 marzo, in cui si annunciava una prima chiusura di scuole e aziende.

«Ridicola chi è scappato non è certo quello che ha la seconda casa ma i figli vostri rincoglioniti! E voi pure a proteggerli! Idioti che non siete altro. Siete senza cervello e spina dorsale. E lamentatevi che vi prendete il virus. Non fate altro che lamentarvi».

L’animo della gente del sud si è svegliata, il virus ha restituito quella parte di coraggio che avevamo allentato. E per coloro che pensano che siamo inferiori, ogni giorno dimostriamo in tutti campi che, quando arriva una mente del sud, il nord la prende come fosse l’ultimo pezzo di un puzzle, il più importante.

Caro nord sei bello con i tuoi riflessi rosa, ma ricorda che l’ostro caldo è fonte della tua ricchezza. E’ per questo che l’Italia è unita.

Ricordati caro diario di quando ti ho raccontato quella parte  di Diario di una quarantena – 17 Marzo 2020 – L’esodo al sud del nord – Avevamo capito che già sarebbe successo qualcosa in più. Oggi 23 Aprile aspettiamo la che il Presidente del Consiglio Italiano faccia onore alla nostra bandiera al Consiglio Europeo La spesa in lockdown – Le tenebre del Mes – Diario di una quarantena

Il grande Maestro Camilleri dice:

Bisogna pesare ogni parola che si dice e far cessare questo vento dell’odio, che è veramente atroce e lo si sente palpabile intorno a noi

A presto

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